“Giduglia” – sabato 2 marzo ore 21.15

By , February 25, 2013 4:24 pm

eUROPA tEATRI

Stagione Serale 2012 – 2013

sabato 2 marzo ore 21.15

Giduglia

di e con

Patrizia Aroldi

collaborazione

Danio Manfredini

Luci Davide Cavandoli

Registrazione sonora Marco Olivieri

Partecipazione al progetto Marco Ripoldi e Johnny Gable

Sostegno alla produzione Armunia Festival – Castiglioncello,

La Corte Ospitale – Rubiera

Si ringrazia per l’ospitalità Teatro Asioli di Correggio

Prosegue la stagione serale di eUROPA tEATRI, con un prezioso spettacolo in cui la donna è artefice e protagonista: sarà in scena al Teatro Europa sabato 2 marzo alle ore 21.15 Giduglia, l’affascinante spettacolo scritto e interpretato da Patrizia Aroldi (collaborazione alla regia di Danio Manfredini, luci di Davide Cavandoli, registrazione sonora di Marco Olivieri, partecipazione al progetto Marco Ripoldi e Johnny Gable), la storia di una donna-clown in crisi esistenziale, che entra per la prima volta in terapia.

Giduglia è un essere smarrito dai contorni sfumati, presa nella trappola di una vita tragicomica senza intreccio, senza trama, senza senso, come ben simboleggia il suo nome, lo stesso della vorticosa spirale simbolo della patafisica.

Sulla scena la stanza dell’Ipnotista, uno spazio astratto che evoca la pista di un circo, un non luogo dove l’anima si specchia e ci mostra l’incredibile.

Sotto la gioia simulata, la protagonista nasconde un vivere tragicomico, in cui quasi mai un istante spiega l’istante successivo: Giduglia può ridere a crepapelle e nello stesso momento piangere a crepacuore, in una convulsa condensazione di contrari che riflette la solitudine dell’essere solo quel che si è.

Titubante, perplessa alla vista di specchi che scompongono le forme, viene presto attratta dal movimento di una spirale, simile ad un occhio il cui sguardo scava nelle viscere.

Una spirale bianca e nera come, guarda caso, la sua valigia a strisce… e non solo.

Giduglia è una Clownessa, è tutti e ciascuno, è un buffone del profondo con una ingombrante riserva di non senso e di paura per l’inesorabile scadenza di ogni avventura umana. Tutto ciò che nasce, muore ma la morte per lei non è mai logica.

Inizia così un viaggio guidato dalle indicazioni dell’Ipnotista, che passo dopo passo la induce a muoversi, nonostante le sue stravaganze, nello spazio interiore dell’immaginazione.

Nella trance ipnotica il tempo si distorce e la Clownessa, del tutto inconsapevole, regredisce fino al momento della nascita e in catalessi avanzerà nel futuro fino all’incontro terapeutico con la morte.

Giovani si nasce, vecchi si diventa e nel tempo di mezzo lei sembra confondersi sempre più.

Sconcertata rivive l’eclissi del sogno d’amore. Spronata a proseguire, tartaglia, inciampa nelle parole, straparla. Nella ricerca di una identità si esprime in una lingua che non conosce e in balia di una forza possente, con voce tonante declama al mondo intero l’inafferrabile autenticità dell’essere.

In un intimo giardinaggio interiore dove trionfo e declino germogliano insieme, ci accompagna così in un mondo altro e mentre è alla ricerca di un gran finale ci sussurra che nel cerchio dei nostri differenti e simili destini siamo tutti affratellati.

Ingressi: intero 10 €, ridotto 8 €, professional 6 €; informazioni e prenotazioni ai  contatti del Teatro
Europa: tel. 0521.243377, mail info@europateatri.it.

Guarda su Youtube il video di presentazione dello spettacolo

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segnaliamo anche

domenica 3 marzo ore 17.00

Auditorium del Carmine – via Duse, 1 – Parma


Provincia di Parma – Assessorato alle Pari Opportunità

8 marzo e dintorni 2013

eUROPA tEATRI

VIVERE SPETTINATA

a cura di Franca Tragni

di e con

Virginia Canali Alessandra Cinque Giuliana Costanzo

Annalisa Dall’Asta Fernanda Esposito Elisa Longeri Franca Tragni

luci Lucia Manghi

Vivere spettinata è uno spettacolo in cui si riflette su cosa significa essere, in questo preciso momento storico, sociale e culturale, essere donna e disabile, e cioè in una condizione doppiamente difficile da affrontare. Si riflette, però, senza ricorrere a facili pietismi o al tono drammatico a tutti i costi, ma utilizzando le potenti armi del comico, dell’ironia e dell’autoironia, che più di ogni altra cosa sono in grado di smontare pregiudizi e luoghi comuni.
In scena si parlerà di amore, indipendenza, sessualità, paure e desideri: la necessità di affrontare questi argomenti con le proprie parole e il proprio corpo è scaturita dalle stesse partecipanti allo spettacolo, che si snoda in un’atmosfera che alterna il registro delle confidenze e dei pettegolezzi fra amiche, anche con un po’ di liberatoria malignità, a momenti di riflessione più lirica e profonda.

ingresso libero fino a esaurimento posti, non è necessaria la prenotazione.

“L’Acciarino magico” – domenica 24 febbraio ore 16.30

By , February 18, 2013 6:22 pm

eUROPA tEATRI

L’ACCIARINO MAGICO

liberamente ispirato alla favola di H.C. Andersen

con Bernardino Bonzani

testo Ilaria Gerbella e Bernardino Bonzani

collaborazione alle scene Franco Tanzi, Mauro Vecchi, Lucia Manghi, Erika Borella

costumi Anna Malandruccolo

consulenza musicale Maurizio Soliani

tecnica e luci Lucia Manghi e Erika Borella

regia Ilaria Gerbella

Ancora un pomeriggio dedicato ai più giovani al Teatro Europa: domenica 24 febbraio, alle 16.30, va in scena L’Acciarino Magico, spettacolo scritto e diretto da Ilaria Gerbella, in scena Bernardino Bonzani, collaborazione alle scene Franco Tanzi, Mauro Vecchi, Lucia Manghi, Erika Borella, costumi Anna Malandruccolo, consulenza musicale Maurizio Soliani, tecnica e luci Lucia Manghi e Erika Borella.

L’acciarino magico è una fiaba che narra il rito di passaggio dall’età dell’inconsapevolezza all’età adulta. Lo spettacolo ha inizio quando un giovane soldato, di ritorno dalla guerra, incontra una vecchia strega seduta sotto un albero. La donna gli chiede di entrare nella cavità dell’albero per recuperare un vecchio acciarino a lei appartenuto un tempo, il giovane accetta.

Qui inizia il suo viaggio, il soldato scenderà all’interno dell’albero, giù nelle viscere della terra; e qui dovrà oltrepassare tre porte che si apriranno su tre stanze, e in ogni stanza scoprirà una cassa piena di monete e a guardia di ogni cassa un enorme cane.

Il soldatino supererà le tre prove e tornerà in superficie portando con sé molte monete d’oro e l’acciarino da consegnare alla vecchia strega, ma improvvisamente spaventato dalla megera deciderà di ucciderla. È da questo incontro che il giovane si troverà coinvolto in una serie di avventure che lo trasporteranno in un mondo fantastico con apparizioni di cani magici, l’incontro con una bella principessa segregata in un’alta torre e la continua perdita e riconquista del potere…

In tutto questo, il giovane soldato non dà segno di acquisire alcuna consapevolezza rispetto a sé e al mondo: che si ritrovi poverissimo o con mille denari in sacchetta, condannato a morte in una prigione buia o alla vigilia delle nozze con una principessa, rimane spettatore della propria esistenza, che si staglia su ogni sfondo al di là del bene e del male. Il suo destino si compie poiché questo è ciò che semplicemente deve succedere, senza una vera perdita o un vero guadagno. Nemmeno il confronto con la paura si risolve con il suo superamento: i tre cani che inizialmente affronta e che poi gli verranno in aiuto ad ogni passo non gli incutono sufficiente terrore.

Insomma cos’ha di morale da dire questo racconto in cui il premio tocca in sorte a chi non se lo merita, in cui ogni desiderio del protagonista si stempera in un semplice capriccio, in cui la magia viene in soccorso a chi la estorce con noncuranza? Non lo sappiamo, o meglio, non ve lo diciamo. Sappiamo però che, per crescere, imparare a porre domande è altrettanto importante che fornire risposte. E sappiamo anche che è essenziale imparare ad ascoltare: il vero incantesimo è ciò che accade tra la luce e il buio di un piccolo spazio raccolto, dove i bimbi guardano, ascoltano, tremano, ridono, fanno tesoro di visioni e parole. Per poi crescere, ricordare e andare oltre. E non solo loro: Hans Christian Andersen, autore della fiaba a cui lo spettacolo è ispirato ha detto: le fiabe erano state raccontate per i bambini, ma anche gli adulti avrebbero dovuto avere il permesso di ascoltarle.

Spettacolo adatto ai bambini dai 5 anni in avanti e per tutti, ingressi: adulti 8 €, ragazzi 6 €; informazioni e prenotazioni ai contatti del Teatro Europa: tel. 0521.243377, mail info@europateatri.it.

“Isolario” sabato 16 febbraio ore 21.15

By , February 11, 2013 12:52 pm

eUROPA tEATRI

Stagione Serale 2012 – 2013

sabato 16 febbraio ore 21.15

in collaborazione con ATER – Associazione Teatrale Emilia Romagna

ISOLARIO

poema di un frastaglio, spiumato, minuto e senza fine

foto di Maria Pamini

Idezione e coreografia: Fabrizio Favale

Colonna sonora originale e esecuzione dal vivo: Teho Teardo

Danzatori: Jari Boldrini, Marta Capaccioli, Martina Danieli, Andrea Del Bianco, Fabrizio Favale,

Giulio Petrucci, Manuel Rodriguez, Stefano Roveda

Responsabile di progetto in site specific: Leonardo Regano

Responsabile di progetto isole Egadi: Stefania Poppi

Collaborazioni tecniche: Paolo Rodighiero, Alberto Trebbi

con il contributo di Ministero per i Beni e le Attività Culturali,

Comune di Bologna, Regione Emilia Romagna

ringraziamo Cango Cantieri Goldonetta Firenze, Raum Bologna,
Fienile Fluò  Bologna, Spazio Danza Bologna


Premio FondoFare Anticorpi Circuitazione 2012

Sarà in scena al Teatro Europa sabato 16 febbraio alle ore 21.15, in una serata organizzata in collaborazione tra eUROPA tEATRI e Ater – Associazione Teatrale Emilia Romagna,  Isolario – poema di un frastaglio, spiumato, minuto e senza fine, nuova opera coreografica di Fabrizio Favale e Le Supplici.
Isolario ha idezione e coreografia di Fabrizio Favale, colonna sonora originale di Teho Teardo, danzatori: Jari Boldrini, Marta Capaccioli, Martina Danieli, Andrea Del Bianco, Fabrizio Favale, Giulio Petrucci, Manuel Rodriguez, Stefano Roveda, e si è aggiudicato il premio FondoFare Anticorpi Circuitazione 2012
Lo spettacolo è composto da 14 brevi brani coreografici, diversi fra loro come un catalogo di isole dello stesso arcipelago. Solo in parte distinti, perlopiù confluiscono o sono inclusi uno dentro l’altro.
Sotteraneamente connesso alle opere del cartografo francescano Vincenzo Coronelli, questo lavoro vuole addentrarsi in atlanti dell’immaginario che risultano ora abitati ora disabitati, ora affollati ora deserti, dove incontra arcipelaghi di forme somiglianti e tuttavia diverse fra loro, dove segue tracciati che ora incontrano moltitudini e frastagli di immagini e mutazioni, ora sconfinano in orizzonti vuoti. L’andamento del lavoro si snoda dunque su un doppio registro: nell’esitazione tra figurazione e scrittura coreografica, in un’alternanza dove ora incontriamo i danzatori in complesse sezioni coreografiche, ora li sorprendiamo, come nell’improvvisa apparizione d’una tribù sconosciuta, nelle loro strane e alquanto incomprensibili attività. Queste attività, immerse in un’atmosfera pallida, nebbiosa e incerta, variano dal posizionare, stendere e snodare grosse matasse di lane colorate, affiancate da bende e cordelle e bastoncini, a creare delle geografie che subito vengono rimodificate o fatte sparire, oppure nell’addobbare i capelli in complicate acconciature e travestimenti con rami, piume e lacci colorati, o ancora nel dispiegare un’imponente vela da imbarcazione medievale, che spostata accuratamente o aperta e chiusa a ventaglio, diventa membrana che separa un’azione dall’altra o, in maniera più sottile, vuole discernere, differenziare uno spazio invisibile da un altro spazio invisibile.
La parte centrale di Isolario è costituita da un lungo brano coreografico, dato dall’articolatissimo intreccio di dinamiche eseguite da sette danzatori. I danzatori vanno a delineare regioni dell’immaginario fitte d’intrichi di forme e qualità del movimento, che rinviano con potenza a quei grovigli dinamici che ritroviamo solo in luoghi densi di specie d’uccelli acquatici. Là, nel folto, fatto d’un’estraneità che sembra lasciarci fuori, o assorbire per sempre, fra zampettii, scarti improvvisi, cori di battiti d’ali sincronizzate, enormi rigonfiamenti di piumaggio multicolore che a tratti, vibrando, sembrano rimarcare stupefacenti danze, in quell’incredibile tramestio fatto dell’apparizione e del subitaneo dileguarsi di forme e suoni, scorgiamo, in trasparenza, anche il paesaggio, che è lo sfondo che lascia che in sé si profili il tracciato d’un gigantesco ricamo. Infine, nello stesso luogo, o forse subito prima, scorgiamo anche qualcos’altro: noi stessi. Ma più che un noi al presente, un noi remoto, arcaico, magico. Così quella vista finisce per aprire anche a un immaginario d’un tempo che per noi non esiste affatto, e che forse non è mai esistito, e che abbiamo la certezza che per forza dev’essere esistito. Visibile e invisibile sono la trama e l’ordito d’uno stesso arazzo.
Questa parte principale del lavoro, densa di movimento corale, è preceduta e seguita da  assoli. Spiega la compagnia: “Questi percorsi solitari dei danzatori sono qualcosa di assolutamente imprevisto che è accaduto in fase di montaggio. Tutto il lavoro è difatti costruito in gruppo, è corale, per cui ogni danzatore ha costruito il proprio percorso coreografico in maniera e in funzione strettamente legata e dipendente e intrecciata al folto gruppo, ai movimenti degli altri. Di conseguenza se un danzatore viene lasciato solo senza gli altri, la sua danza presenta una costruzione ritmica e una qualità del movimento impensabile a priori, non progettabile. Non sarebbe stato possibile realizzare quel tipo di danza partendo da un solo danzatore, perché in quella danza il danzatore è alle prese con qualcosa che c’era e ora non c’è più: è come un calco dell’invisibile. È una danza con i fantasmi”.
Le musiche del lavoro sono affidate a Teho Teardo, noto compositore, musicista e sound designer che si dedica all’attività concertistica e discografica pubblicando diversi album che indagano il rapporto tra musica elettronica e strumenti tradizionali.
Ingressi: intero 10 €, ridotto 8 €, professional 6 €; informazioni e prenotazioni ai  contatti del Teatro Europa: tel. 0521.243377, mail info@europateatri.it.

Fabizio Favale_Le Supplici: sito web
Isolario su Youtube: guarda un video delle prove dello spettacolo

“Torpore e disincanto” – sabato 9 febbraio ore 21.15

By , February 5, 2013 12:33 pm

eUROPA tEATRI

Materie Prime_Creazioni

sabato 9 febbraio ore 21.15

TORPORE E DISINCANTO

tratto da “I cinque martedì di Silvano Pianura” di Francesco Veschi

di e con Francesco Veschi

regia di Franca Tragni

luci di Lucia Manghi


Debutterà al Teatro Europa sabato 9 febbraio alle 21.15 Torpore e disincanto, spettacolo frutto della residenza offerta da eUROPA tEATRI a Francesco Veschi, e prima delle due Creazioni ospitate nella stagione e nate dalle residenze di giovani compagnie e artisti formatisi dall’esperienza dei laboratori.

Torpore e disincanto è tratto da I cinque martedì di Silvano Pianura, un testo pensato per la pagina, per la fruizione tramite lettura, di cui Francesco Veschi è autore. Il testo trova espressione in scena grazie al contributo di Franca Tragni, che di Torpore e disincanto è regista, e alle luci di Lucia Manghi.
Dopo alcuni anni di stasi sulla carta, Silvano Pianura prende un corpo ed una voce e per la prima volta si presenta in scena.

Si presenta innanzitutto col respiro: l’atto primo che segue la recisione del cordone ombelicale che alla carta lo ha tenuto legato.
Pianura svela subito la propria dichiarazione d’intenti: la ricerca dell’equilibrio.
Un equilibrio inseguito, ma sfuggente. Inseguito con il passo incerto di chi lascia molto spazio al pensiero e poco all’azione. Un equilibrio idealizzato come una diversa condizione, una modalità di stare altra rispetto a quella che il protagonista sente di vivere.
Il pensiero di Silvano Pianura si incaglia nelle minuzie della quotidianità: come è meglio guidare l’auto quando si siede accanto alla donna che si desidera?
Lo stesso ordine alfabetico, che qui si fa simbolo di ogni convenzione condivisa, diventa per il personaggio in scena oggetto di un’indagine minuziosa, un fondo da scandagliare. E, in ultima sintesi, un ostacolo a cogliere opportunità.

Francesco Veschi ha compiuto la sua formazione teatrale con il Teatro Europa (studiando con Franca Tragni e Chiara Rubes, Davide Rocchi e Loredana Scianna, Carlo Ferrari), Lenz Rifrazioni e con Stefano Cutaia della Compagnia del Calandrino.
Ingressi: intero 10 €, ridotto 8 €, professional 6 €; informazioni e prenotazioni ai  contatti del Teatro Europa: tel. 0521.243377, mail info@europateatri.it.

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