By , April 26, 2016 10:48 am

Sabato 30 aprile

ore 21.15

eUROPA tEATRI

presenta

TeatrO dell’Orsa

GIOVANNI FALCONE: UN UOMO

giovanni falcone un uomo_1

Scritto, diretto e interpretato daBernardino Bonzani e Monica Morini
al pianoforte
Claudia Catellani

collaborazione alla ricerca e drammaturgia Annamaria Gozzi

tecnica Andrea Alfieri

La vita del giudice ucciso dalla mafia nel 1992 nell’attentato di Capaci. La narrazione si muove vibrante sulle parole pronunciate da Falcone e dai testimoni che lo hanno conosciuto: il suo impegno, le vittorie e le sconfitte. Le mosse della “battaglia” dal palazzo di giustizia, u palazzu, contro il mostro, il carciofo, Cosa Nostra. La macchina del fango: le difficoltà, il sospetto che lo circonda e crea discredito intorno alla sua azione indomita, coraggiosa, costante. La strage di Capaci ferma lui e la sua scorta, ma non le sue idee. Falcone non è soltanto un magistrato che lotta contro la mafia, ma un uomo delle istituzioni che crede fermamente nei valori della democrazia e della legalità. Lo spettacolo è sostenuto dalla musica al pianoforte di Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni e dai brani di Astor Piazzolla.

Drammaturgia liberamente ispirata ai testi di G.Falcone con M. Padovani, Cose di cosa nostra – Fabbri F. La Licata, Storia di Giovanni Falcone Feltrinelli C. Lucarelli, La mattanza – Einaudi A. Melis, Da che parte stare. – Piemme L. Garlando, Per questo mi chiamo Giovanni – Rizzoli E. Deaglio, Il raccolto rosso 1982 2010 – Il saggiatore A. Nicaso, La mafia spiegata ai ragazzi – Mondadori G. Bendotti, Giovanni Falcone – Becco Giallo E. Ciconte F. Forgione, Storia illustrata di cosa nostra – Rubbettino R. Schifano, Vi perdono ma inginocchiatevi – Tullio Pironti

a seguire la proiezione del cortometraggio

Il pittore della tenda

Emanuele Modica

Regia e montaggio: Renato Lisanti

Sceneggiatura: Salvo Taranto, Renato Lisanti

Fotografia: Zorba Brizzi

Testi e interviste: Salvo Taranto

Produzione: Luminol Film

 

La vendetta era lava incandescente che ribolliva nelle vene, ma io ho lasciato che la rabbia si raffreddasse dentro di me, che si stratificasse sulle pareti del mio cuore. Non soltanto le parole, ma anche i colori sanno essere pietre. E io ho deciso di trasformare in arte questo peso di cui non potro’ liberarmi finche’ avro’ memoria, finche’ avro’ coscienza. Ho scelto di far lievitare il peso del mio dolore, di offrire il mio pane a chi ha occhi per amare il bello e non per piangersi addosso. Perche’ le lacrime non vanno asciugate o versate, ma mescolate al desiderio di giustizia: devono appiccicarsi ai miei pennelli come i ricordi rimangono avvinghiati ai giorni che ho deciso di trascorrere da uomo onesto.

Io dipingo per non uccidere, perche’ la vendetta migliore e’ quella che consumi ogni giorno, coltivando pazientemente il bene sulle zolle che qualcuno ha sporcato di lutto.

Io sono Emanuele Modica e questa è la mia storia.

Il 13 luglio del 1961, il contadino Vincenzo Modica veniva ucciso a Palermo con due colpi di lupara per essersi opposto all’esproprio del proprio terreno da parte dei mafiosi, per avere difeso dal cemento delle speculazioni edilizie quel fazzoletto di terra che era il pane della sua famiglia. Nel 2016, l’ottantenne Emanuele Modica, suo figlio, vive sui colli di Parma e riceve i visitatori nella sua piccola casa-museo, accompagnandoli in un percorso suggestivo di narrazione della sua vita di uomo e di artista. Modica è “il pittore della Tenda”: per trenta anni ha girato l’Italia in lungo e in largo a bordo di un furgone carico di tele e storie da raccontare. E quando decideva di fermarsi, issava in piazza una grande tenda verde e allestiva la sua mostra. Così, “a colpi di pennello”, ha sfidato platealmente la mafia: vendicando con l’arte l’ assassinio di suo padre e affidando alla pittura il suo messaggio di denuncia, di rabbia, di rivolta. La tenda, fatta eccezione per i mesi invernali, è stata anche la sua casa fino al giorno del suo ritiro, avvenuto nel 2001 a causa di un malore. Oggi è arrugginita e impolverata, esposta in un angolo del suo museo e visibile solo a chi va a fargli visita. L’artista infatti ha smesso di fare il nomade dell’antimafia e vive oggi una vita apparentemente serena, ospitato con sua moglie in un’antica canonica della provincia parmense, occupandosi della piccola chiesa seicentesca e della sua esposizione permanente, continuando a dipingere o a scolpire il legno. Dopo decenni trascorsi lontano dalla sua terra, ormai ottantenne, il pittore della Tenda decide di fare un ultimo viaggio diretto proprio a Palermo, la città dove tutto ha avuto inizio e che ha abbandonato definitivamente nel 1974, quando per tutti era semplicemente “Il pazzo della tenda”. Decide così di rimettere in piedi la sua tenda e di realizzare una nuova esposizione a modo suo, in piazza, a contatto con la gente. Battezza questa mostra “L’ultima Tenda” e inizia i preparativi proprio come faceva da ragazzo: richiede tutte le autorizzazioni necessarie, sceglie e prepara i quadri, fa visita ai collezionisti per chiedere qualche opera in prestito, prepara il furgone e infine si mette in viaggio, pronto ad attraversare ancora una volta l’Italia. Il suo ritorno in Sicilia è un viaggio a ritroso nel tempo lungo il quale, abbandonandosi ai ricordi, il pittore della Tenda racconta la sua storia e ci porta con la memoria ad alcune delle pagine più tristi della storia italiana. Un viaggio che realizza però non più da solo, ma con l’affetto e le energie di alcuni giovani che in questi anni l’hanno conosciuto e apprezzato. L’ultima Tenda rappresenta così anche un passaggio di consegne che è una chiamata al senso di responsabilità, all’importanza di non voltarsi mai dall’altra parte.

Alla serata parteciperà Emanuele Modica, Renato Lisanti e “LIBERA. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Info e prenotazioni: europateatri.pr@gmail.com – 0521.243377 – w

By , April 18, 2016 9:17 am

eUROAPA tEATRI

presenta

sabato 23 aprile 2016 ore 21.15

AKASMIK – IMPROVVISO

Vasundhara foto

tratto da Vasundhara

Dance Poetry Music

Dedicato a Roberto Sanesi

Bharatanatyam e Danza Contemporanea Nuria Sala 

Musica and Live Electronics PatriziaMattioli

Tabla Percussioni Elettronica Voce Federico Sanesi

Poesie di Roberto Sanesi 

Il progetto “Akasmik-Improvviso” compone ed elabora dialogando a tre, la combinazione tra movimento, flusso poetico e musica. Parola- Suono – Gesto – Visione. La raffinata e profonda poesia di Roberto Sanesi, amplia lo spettro sonoro nel nostro trio, suggerendo molteplici interpretazioni possibili. Akasmik è “Improvviso”, stupore, scintilla, cogliere la visione dell’attimo. Entrare cioè in quel particolare “stato di coscienza”, attraverso il quale è possibile instaurare uno straordinario contatto con il corpo, lo strumento e la musica creata.
In questa magica dimensione, ogni nota, ogni accordo, ogni suono, ogni movimento diventa meravigliosamente bello e carico di significato.
Conoscersi e conoscere attraverso l’azione danza, poesia e musica; oltre barriere di spazio e tempo in cerca di accordi d’anima, di ponti tra terra e cielo. Le composizioni di Patrizia Mattioli dialogano con suoni manipolati, frammenti poetici e si sviluppano con la danza e le percussioni in una estatica visione sonante.
Il musicista Federico Sanesi interagisce nel progetto, con il Tabla, la Voce, le percussioni e l’elettronica, in un dialogo sonoro e un racconto metrico sofisticato e complesso, intrecciando linguaggi e mondi diversi, verso nuove narrazioni: luoghi espressivamente distanti ed al tempo stesso emozionalmente vicini.


Info: Europa Teatri via Oradour, 14 – 43123 Parma – tel./fax 0521.243377 – europateatri.pr@gmail.com

By , April 14, 2016 8:22 am

eUROPA tEATRI

presenta

lunedì 18 aprile 2016 ore 21.15

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By , April 13, 2016 10:55 am

eUROPA tEATRI

presenta

sabato 16 e domenica 17 aprile 2016 ore 21.15

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Esperimento scenico a cura di Umberto Fabi e Loredana Scianna

parole di Alessandro Silva

Luci di Massimiliano Sacchetti

Passeranno di qui:

Alessandro Silva, Alessandra Virgilio, Fiammetta Mamoli, Sara Zanotti,, Tiziana Vuotto, Cosimo Urso, Mary Corradi, Francesca Vitali, Maria Grazia Fontanesi, Valentina Berni, Emma Manghi, Maria Luisa Cattabiani, Matilde Folloni, vari ed eventuali.

Questo non è uno spettacolo, se per spettacolo s’intende un lavoro in cui gli attori hanno un ruolo, occupano uno spazio prefissato, imparano e interpretano un testo conoscendone ogni sfumatura. Ogni anno ci poniamo obiettivi diversi, qui ed ora vi presentiamo la nostra domanda: come si fa a riprodurre non i “contenuti” della vita sulla scena, bensì i meccanismi fondamentali della vita stessa? Ci sono un inizio (una nascita) e una presunta fine (una morte). Tutto quello che accade in mezzo è una riorganizzazione del caos in base alle competenze che acquisiamo dall’esperienza. Chi interpreta la vita si trova in un contesto, in un determinato momento, con alcune persone anziché altre, fa quello che sa e che può per saltarci fuori. Ogni tanto, se si è fortunati, ci s’inventa qualcosa che va proprio bene, altre volte si cade. Pazienza. Nella vita, veniamo chiamati quando meno ce lo aspettiamo, nessun giorno è una replica del precedente. Lo spazio è piuttosto nudo qui, non c’è quasi niente. Giusto qualche seduta, perché vivere è stancante. Ma ci sarà qualcosa, accadrà qualcosa, nel momento in cui voi la costruirete con noi. Può darsi che succedano molte cose, può darsi che non succeda niente. Sarà per un’altra volta, o anche no.

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