La Cena (l’ultima)

By , June 21, 2012 4:13 pm

scritto, diretto e interpretato da
Bernardino Bonzani, Carlo Ferrari, Franca Tragni
luci Lucia Manghi
collaborazione alle scene Franco Tanzi, Maurizia Assirati, Elio Cacciani
elaborazione del suono Patrizia Mattioli
voce fuori campo Umberto Fabi

La Cena (l’ultima) è l’atto conclusivo di una sorta trilogia che ha al suo centro l’attesa stessa, tradotta in tutte le sue accezioni dinamiche possibili: desiderio di essere, aspettativa del presente, speranza nel futuro, mai e poi mai stasi. In ultima istanza, dunque: fede. I nostri personaggi si trovano qui nientemeno che all’interno di un’installazione interattiva fatta di plastica, legno, stoffa, materiali deperibili di un autore sconosciuto e di“provenienza sconosciuta. Una scatola bianca apparentemente senza uscita iconograficamente ispirata all’ Ultima cena di Leonardo, allestita con oggetti e cibo, in cui una voce fuori campo – inquietante deus ex machina che muove i fili della loro sorte – dice loro cosa debbono fare. Non sanno nulla questi tre, come sempre sono capitati lì quasi per caso, a fare da cavia in uno di quegli esperimenti che l’arte contemporanea ama esibire come provocazione.
“È come un ristorante – dice la Tecla – ma non proprio”. La voce parla, e li conduce a ripercorrere le mosse dell’ultima cena che conosciamo, tranne che ci sono solo loro tre, più disarmati che mai, nessun altro arriverà a completare il quadro. Soli, cercheranno una via di fuga che non esiste. Ma la vicenda evangelica evocata dalle immagini leonardesche è a sua volta pretesto per un’ulteriore riflessione dell’arte sull’arte, lo stesso deus ex machina si svela ingranaggio teatrale: cosa succede quando un personaggio è in cerca di una fine? E cosa realmente finisce? Se il personaggio vive solo all’interno della finzione, cosa capita quando vuole scapparne fuori? E il riscatto della vita è possibile attraverso l’arte? Forse non importa dare una risposta definitiva, ma davanti a un pubblico una soluzione la si deve pur trovare. Occore stare fino alla fine, come dice la Tecla, e scoprire che cosa vuol dire.
La comicità rimane il medium attraverso cui i tre personaggi comunicano al pubblico la loro inadeguatezza e i loro sfasamenti, insomma, dalle risate sgorga pur sempre una “piccola umanità dolente” che inciampa ad ogni passo. Per il resto, vedere per credere cosa ne sarà di loro al termine di questa cena….l’ultima?

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