La Luna

By , June 25, 2012 9:37 am

scritto diretto ed interpretato da Carlo Ferrari e Franca Tragni
collaborazione alla scenografia Ilaria Gerbella
disegno luci e tecnica Lucia Manghi, Erika Borella

Un circo di anime e musica, poesia e malinconia è quello che portano in scena Carlo Ferrari e Franca Tragni nello spettacolo La luna, nuova produzione di Europa Teatri. Fellini e Leopardi sono i punti di riferimento, ma anche Loredana Bertè, in un intreccio surreale e tenero dove sogno e nostalgia, magia e affanno esistenziale, si mescolano in un gioco che strappa molti sorrisi e qualche lacrima.
Sul palcoscenico vivono la loro storia di arte e d’amore Gianfranco Schiavo e Liliana Ferrari, artisti d’avanspettacolo che non hanno più un pubblico: lei, cantante, attrice e ballerina, che una volta portava la gamba fino alla fronte, lui intrattenitore, che spezzava le catene di fronte agli increduli spettatori. La luna potrebbe essere la loro ultima messa in scena, l’ultimo capitolo della loro avventura. Stanchi e soffocati dai debiti, hanno perso la forza fisica, lo smalto e l’allegria e si trascinano scambiandosi piccole e grandi crudeltà, alla ricerca di un finale d’effetto dello spettacolo.
Carico di rimandi felliniani, La luna, trae ispirazione certamente dai personaggi di Gelsomina e Zampanò: in scena si possono ritrovare tutti i sapori del capolavoro “La strada” e la malinconia di chi non ha saputo adeguare il prorio essere al tempo che passa. Gianfranco e Liliana, una coppia fuori dal tempo, sono i protagonisti di un mondo che non c’è più, chiamati ad interpretare lo sfacelo della loro vita, la decadenza dei corpi e del fare artistico.
Nel corpo della Luna fluttuano anche Amelia Bonetti e Pippo Botticella i due ballerini di Ginger e Fred che si erano fatti una certa fama, ballando il “tip tap” nei locali di avanspettacolo e che decidono di tornare alla ribalta per un nostalgico revival.
Atmosfere in cui si mescolano scampoli di vita e ricordi, lustrini e bollette da pagare con i due protagonisti che a tratti svolazzano sereni sul palco, a tratti si incartano nelle loro nevrosi e nella loro patologica dipendenza, che li porta a a vivere, sino alla fine, in un’altalena abitudinaria di attrazione e repulsione, durante la quale si scambiano forza e debolezza rimbalzandosi i ruoli.
Il palcoscenico è quindi il luogo della narrazione, allegorica rappresentazione della vita, simbolo allusivo e potente di un’esistenza sgangherata e irrequieta, fatta di strade impervie e polverose, come quelle dei guitti, come quelle di tutta l’umanità.
L’arte e il teatro, l’amore per il teatro assumono la funzione di struttura portante, di motore del racconto: la scena si apre con i protagonisti impegnati nelle prove dello spettacolo e si chiude quando, dopo aver catturato per un attimo il possibile finale ad effetto, i due se lo lasciano sfuggire ripiombando nella rozza, senza uscita, quotidianità.
Una storia, come quella di Fellini a cui si ispira, fatta di nulla, ma piena di risonanze universali.
E la luna che fa in cielo? Sta lì insensibile a guardare la disperazione umana e l’affanno esistenziale, testimone e paradigma muto di una bellezza struggente e impossibile.

Spettacolo vincitore del premio
NEW CONTAMINATE ART AVERSA FESTIVAL 2006
con la seguente motivazione

Tra lustrini e luccichii, il tempo, straordinariamente comico dei due attori, è un perfetto arpeggio testuale: il sorriso che lo spettacolo crea è mitigato dall’amarezza di un racconto di vita fallita. Un fallimento, che tutti quei teatranti che vivono la loro arte come missione divina, hanno palpato e palpano quotidianamente: lo spettacolo curato come un bambino in fasce ha espresso tutto il valore etico ed estetico che perviene al gioco del teatro. Abilità attorica ed istinto equamente presenti nelle azioni e nelle parole dei due superbi interpreti.

Premio Speciale dell’Organizzazione e Addetti ai Lavori del Festival
a Franca Tragni interprete de La Luna
con la seguente motivazione

Per la grande capacità comunicativa ed espressiva, una prova che percorre tutta la scala di maschere che l’uomo contiene e può disporre: Sempre in bilico tra finzione e realtà, Franca Tragni ha offerto alla platea una superlativa prova d’attrice, instancabile reinventatrice di un immaginario teatrale contemporaneo, riportando il teatro al teatro con partecipazione, passione ed emozione: Questo è , per noi, essere attori!

PREMIO DEL TEATRO DEGLI ATTI DI RIMINI -2006
FESTIVAL LE VOCI DELL’ANIMA 2006 – Incontri teatrali

Scena ben costruita per un testo che, ondeggiando tra la comicità (evidente, bella, fresca) e alcuni passaggi riflessivi porta a galla il fallimento della vita: lui regista e talent-scout alla frutta, senza più idee, aggrappato al passato, al silenzio, all’ultimo allestimento prima del congedo. Lei splendido fiore sfiorito, donna innamorata che gigioneggia per attirare l’attenzione del compagno di giochi: Zampanò e Gelsomina, Gianfranco Schiavo e Liliana Ferrari. La vera abilità è la vasta gamma di registri linguistici adottati e ben spesi sul palco: si ride anche di gusto, ma con intelligenza: l’apparato scenico pur semplice e minimalista fa da sfondo ad una regia sempre misurata e ben distribuita. Testo perfetto che arriva diritto alle corde delle emozioni. Magistrale l’interpretazione di Franca Tragni e Carlo Ferrari che ne ha curato anche la regia.

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