Domineblu

By , June 25, 2012 9:55 am

con Emiliano Cancellieri, Loredana Scianna
drammaturgia e regia Ilaria Gerbella
scene Luisa Vecchi
musiche originali Maurizio Soliani
costumi Silvana Gandolfi, Anna Malandruccolo
luci Carlo Ferrari

Lei si chiama Arianna, lui è il Barbablù-Minotauro che già si incontra nella riscrittura in chiave mitologico-simbolista di Maeterlink della fiaba di Perrault. Il luogo è il castello di Barbablù, una spirale-labirinto scandita da sette porte che raffigurano i sette vizi capitali; Arianna dovrà attraversarle tutte per compiere insieme al suo sposo un viaggio iniziatico verso la conoscenza. La chiave che Barbablù lascia alla sua compagna dischiude l’accesso alla “zona oscura”: varcata la prima soglia, Arianna non avrà più scelta, se non quella di penetrarla fino in fondo; dal canto suo, Barbablù non abbandonerà mai il castello lasciando sola la sua giovane compagna, ma la condurrà passo per passo verso la consapevolezza estrema. Non un racconto per i bimbi, dunque, piuttosto un’esperire nuovo per gli adulti. La prima domanda da porsi era inevitabilmente questa: perché la giovane Arianna cede alla fascinazione di un uomo con la “barba blu”? Ovvero, perché ignora il segnale dell’immenso pericolo che sta per correre? Non per il luccichìo d’oro e diamanti, non per la stessa ingenuità che pure la caratterizza, non perché vittima di un inganno ben ordito, bensì: perché lei ha i capelli blu.
In altre parole: il loro incontro è segnato da un riconoscimento, ed è fatale nella misura in cui è necessario. L’esito finale sarà il ricongiungimento dei due complementi nell’androgino: entrambi trovano nell’unione l’essenza originaria, a tutto tondo, forzatamente perduta nella scissione maschile-femminile (luce/ombra, bene/male, principio/fine, tempo lineare/tempo circolare).
Per lavorare sulla fiaba, sul mito e, in generale, su grandi simboli, è necessario trovare un giusto equilibrio tra stereotipo e invenzione ; dunque, trasporre scenicamente questa vicenda significa sollecitare gli strumenti che l’immaginario collettivo possiede per decodificare determinati archetipi. E’ possibile identificare Barbablù con Giano (Janus Bifrons), l’antico dio Italico padre di tutti gli dei, posto a guardia dei Solstizi, i quali erano chiamati “porte”. Giano è il dio delle soglie, a cui si associa nel mito il dio “buono” Saturno. Il Regno di Saturno è l’Inizio dell’Opera, che si ha quando compare la nerezza: essa rappresenta appunto Giano, ossia l’Ingresso e la Chiave, la Chiave è infatti, assieme allo scettro del potere, uno dei simboli di Giano. Nella “sostanza mescolata”, sappiamo già esserci il germe dell’Oro Filosofale. Così il processo iniziatico di Arianna corrisponde alla prima fase dell’opera alchemica, o all’equivalente della morte iniziatica che l’apprendista sciamano deve sperimentare per ricevere l’Illuminazione e il Potere. Tuttavia, al di là dei riferimenti alla cosiddetta tradizione pagana, è immediatamente riconoscibile ciò che Arianna affronta immergendosi nei sette vizi capitali: Arianna abbocca inizialmente alle delizie che il suo signore le offre, il cibo la invita verso la prima porta (frutta come cibo vivo, che reca seme di vita). Entrata nella GOLA ingurgita avidamente carne (cibo morto, putrefazione). Ancora inconsapevole, trattiene in sé tutto quello che può nell’AVARIZIA; ma trattenere significa eludere il mutamento, cristallizzare invece di trasformare, fino alla stasi dell’ACCIDIA. Per procedere dovrà accettare di perdere qualcosa di sé per acquisire qualcos’altro. La LUSSURIA è l’uscita da questa non-vita, il primo scambio e l’inizio della sua sensazione di potenza. La SUPERBIA è la sua falsa certezza del controllo sulle cose. L’INVIDIA è la perdita di questa certezza: c’è ancora qualcosa che lei non possiede. La settima porta, l’IRA, appartiene ad entrambi; il suo superamento porterà allo scioglimento e alla fusione.
Le sonorità che accompagnano le scene hanno i colori “sintetici” della musica elettronica, e sono state composte da Maurizio Soliani e elaborate da Antonio Verderi appositamente per lo spettacolo.
I personaggi sono al contempo carnali e freddi, l’intento è chiaramente di farne pura rappresentazione, sottolineandone la finzione con le tonalità accese dei costumi, il linguaggio poetico, l’intensa vocalità che si fa suono.

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