Il soldatino di stagno

By , June 26, 2012 11:12 am

con
Umberto Fabi, narratore
Davide Rocchi
, soldatino
Loredana Scianna, ballerina

ideazione, allestimento scenico e regia Yannick De Sousa Mendes, Loredana Scianna
drammaturgia Umberto Fabi
coreografia Davide Rocchi
disegni Gianluca Foglia “Fogliazza”
regia video e animazione Pietro Anastasi
produzione video ladodicistudio
costumi Anna Malandruccolo
disegno luci e tecnica Yannick De Sousa Mendes
assistenza tecnica Lucia Manghi
selezione e montaggio musicale Davide Rocchi, Loredana Scianna
musiche di Balanescu Quartet, Gavin Bryars, Zoe Keating, Vincent Yourmans (orchestrazione di Dmitri Shostakovich),
Maurizio Soliani, Giovanni Sollima, John Zorn

spettacolo adatto ai bambini dai 6 anni in avanti

Quando tutto finì del soldatino di stagno trovò solo il cuoricino di stagno, della ballerina di carta il lustrino tutto bruciacchiato e annerito. Non un pezzetto qualsiasi, proprio il cuore tutto intero; di lei, solo un ornamento. Perché? I bambini troveranno la risposta: subito, tra qualche giorno, tra qualche anno. Il viaggio che i bambini compiono quando ascoltano una fiaba non si esaurisce con la fine del racconto; ciò che resta continua a germogliare nell’arco del tempo e le impressioni ricevute s’intrecciano con la materia della vita fino a ricongiungere tutti i fili.
L’universo di Andersen, si sa, non è un luogo accomodante, le sue figure sono spesso ambigue o palesemente negative, raramente ci concede un lieto fine. Nel riscrivere la fiaba per la scena ci siamo chiesti se Il soldatino di stagno è veramente una storia d’amore e in che modo d’amore si parla. Perché il soldatino con una sola gamba s’innamora della ballerina? Perché lei ha una gamba tesa così in alto da sembrarne priva. Insomma, l’innamoramento si fonda su un equivoco, lui la crede simile a sé. Ma si sbaglia. Non sappiamo nemmeno, in realtà, se lei ricambi il suo sentimento, la fiaba non lo dice. Del resto lei è di carta, una creatura bidimensionale e leggera, al contrario di lui. Il fuoco che li divorerà entrambi alla fine è una bella metafora dell’ardore amoroso che pervade l’intrepido soldato, chissà cosa significa per lei.
La nostra fiaba è narrata da un individuo indecifrabile e un po’ scontroso che ricostruisce la storia a ritroso nel tempo e di cui solo alla fine intuiremo l’identità. Costui vuole sapere, vuole capire, la sua indagine è un ricerca di conoscenza che si contrappone fortemente al vero e proprio “atto di fede” che il soldatino compie: l’amore che prova lo nutre, lo fa vivere e agire, lo fa resistere. Come se l’amore, ricambiato o meno, bastasse a se stesso.
Nel creare l’allestimento abbiamo perseguito una difficile integrazione tra chi agisce in carne ed ossa sulla scena e le proiezioni video che costituiscono l’unico elemento scenografico. I disegni originali di Gianluca Foglia “Fogliazza” sono stati animati da Pietro Anastasi per ladodicistudio e non ricreano solo il contesto in cui la storia si muove, ma offrono anche spunti di interazione con l’attore e i danzatori. Dove cadrà lo sguardo dei piccoli spettatori, cosa aggancerà il loro  immaginario, lo capiremo.
Tutta la sonorizzazione fatta di rumori, vocalità trasformate e musica non è semplice sfondo dello spettacolo, ma definisce in modo sostanziale colore emotivo delle visioni.

Molto belli, divertenti, i disegni di Gianluca Foglia “Fogliazza”, che fanno da sfondo, scenografia e ambientazione, allo spettacolo “Il soldatino di stagno” […] E’ Umberto Fabi, responsabile della drammaturgia, ad assumersi il compito del narratore, riuscendo a catturare presto l’attenzione dei bambini con una serie di domande che li coinvolgono, li rendono partecipi, arrivando quindi a discorrere su come si componga una storia. […] In questo spettacolo ipersonaggi del racconto sono disegni animati, apparendo anche come reali interpreti in scena che s’incontrano e arrivano sin a danzare insieme, ciascuno senza una scarpa a simboleggiare la mancanza di una gamba per il soldatino (quello stagno insufficiente!) e l’equilibrio su un solo piede per la ballerina che sembrava così condividere la stessa condizione (questo al solo sguardo del piccolo militare dalla giubba rossa: così anche per l’amore? era tutto solo dentro l’animo di lui?). […] Con un lieto fine? Difficile con Andersen! unite nel fuoco che conquista la scena, di quelle due creature restano infine un piccolo cuore trovato tra le ceneri e un nastro di stoffa: insieme sì, ma nella morte, come in molte tragedie…

[dalla recensione di Valeria Ottolenghi per Gazzetta di Parma]

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